Addirittura dietro la Turchia, e terribilmente staccata dagli altri grandi paesi europei, l’Italia si posiziona quattordicesima nella speciale classifica stilata da Enter, tra i paesi con copertura internet wi-fi sul territorio. Il risultato nasce dall’ elaborazione di un’analisi comparativa sull’esistenza e la distribuzione delle reti wi-fi.  Davvero pochi dunque i  5.104 hotspot rilevati, specie se si considerano i 113 mila punti di accesso del Regno Unito, i 102 mila della Cina e i 94 mila degli Stati Uniti. Un gap che seppur non sbalordisce i molti, denuncia un ritardo strutturale del nostro paese ancora orfano di un piano di sistema complessivo, che oggi viene parzialmente demandato allo sforzo locale.

 

Si pensi che, del totale di hotspot, solo il 2,4% deriva da un investimento pubblico: valori ben diversi dal 78% del Regno Unito,  dal 67% della Federazione Russa o addirittura del 24% del Portogallo. Se quindi negli altri paesi l’intervento pubblico è decisivo (in Regno Unito ad esempio gli hot spot  sono diffusi nei locali pubblici e in Cina si assiste ad una profusione di accessi nelle scuole e nelle università),  in Italia questo compito è demandato a regioni, province e comuni o all’intervento privato. A Firenze ad esempio 11 piazze consentono di connettersi in modalità wi-fi e sarà presto disponibile sulla linea 1 del tram con un massimo di un’ora al giorno per utente. In embrione progetti di sviluppo, anche con importanti sinergie turistiche, in Toscana, Sardegna, Trentino Alto-Adige e Puglia. Anche a Milano sembra stia per partire un progetto congiunto ATM  – Comune che dovrebbe permettere l’accesso alla rete in modalità free un’ora al giorno.

 

Il privato in Italia si dimostra molto attivo nel campo della ricettività che registra circa 2.450 hotspot distribuiti negli hotel e resort di lusso: qui il nostro paese risale la classifica posizionandosi al sesto posto, sul podio Cina (21.648), Usa (17.807) e Francia (10.495).

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